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Orrore a Kabul: la pallavolista Mahjubin Hakimi decapitata dai talebani

Dopo 20 anni di guerra l’Afghanistan, a seguito del ritiro delle truppe americane, è tornato nelle mani del governo talebano il 15 agosto, con la presa iniziale di Kabul e poi del resto del paese. Subito sono state fatte promesse dai talebani, come quelle di voler migliorare le condizioni dei cittadini e di volere una situazione pacifica. Promesse che sono state infrante, usando fin da subito la forza contro chi li intralciava.

Una notizia terribile è arrivata proprio l’altro ieri, quando è stata confermata la decapitazione di Mahjubin Hakimi, molto probabilmente ad opera dei talebani, e risalente ai primi di agosto, precedentemente alla presa di Kabul. La ragazza, di etnia hazara, aveva 18 anni, faceva la poliziotta ed era una pallavolista promettente della nazionale di volley e della squadra comunale della capitale, la Kabul Municipality Volleyball Club.

È stata l’allenatrice della squadra a denunciare l’omicidio e a dichiarare che le sue giocatrici, per paura, hanno addirittura bruciato le loro divise da pallavolo. Inoltre, a seguito dell’uccisione, pare che gli assassini abbiano spudoratamente pubblicato la foto della testa tagliata della giovane sui social. Tutto ciò è accaduto perché i talebani credono che le donne non debbano fare sport, tantomeno quelli in cui alcune parti del corpo, come il viso, sono scoperte. Poco dopo la caduta di Kabul è stato vietato alle donne di praticare sport. Mahjubin sarebbe stata quindi uccisa perché si sarebbe rifiutata di seguire i loro obblighi.

I talebani hanno iniziato a girare per le case delle giocatrici per punirle e ucciderle. Suraya Afzali (pseudonimo usato dall’allenatrice) ha comunicato al Persian Independet che le sue ragazze si trovano a vivere nel terrore e a scappare continuamente con le loro famiglie e che per ora il tentativo di chiedere aiuto alle organizzazioni internazionali non ha avuto successo. Solo un paio di atlete sono fuggite all’estero. Per fortuna le calciatrici di Herat sono riuscite a scappare in Italia e Zakia Khudadadi è riuscita ad arrivare a Tokyo e a essere la prima atleta afghana a partecipare alle Paralimpiadi.   

Notizie precise sulla decapitazione ancora non ci sono pervenute, e sono inoltre iniziate a circolare versioni alternative, alcune delle quali parlano di suicidio:  ad esempio Matiullah Shirzad, direttore di Aamaj News, una testata con corrispondenti nelle 34 province dell’Afghanistan, che lo riferisce alla agenzia di stampa Italiana DIRE. Secondo il cronista, familiari della ragazza hanno confermato che Hakimi, giocatrice della nazionale giovanile di pallavolo, è morta in circostanze da chiarire prima dell’ingresso dei talebani a Kabul e della loro presa del potere, avvenuta il 15 agosto. Stando a questa ricostruzione dunque “sicuramente” la giovane non è stata uccisa dai miliziani. 1) Il fratello di Hakimi parla invece di una morte poco chiara a casa del fidanzato dell’assassinata.

La famiglia della vittima non si esprime molto riguardo alla vicenda perché probabilmente si trova sotto la minaccia talebana, ed è per questo che l’episodio è venuto fuori solo ora e intorno a esso continua ad esserci un discreto silenzio. I genitori di Mahjubin parlerebbero di una morte in circostanze misteriose, secondo il quotidiano Amaj News.

Zahra Fayazi, una delle pallavoliste riuscita a fuggire in Inghilterra, ha dichiarato alla BBC che nel mese di agosto un’altra pallavolista è stata uccisa a colpi di pistola dai talebani.

Mauro Berruto, ex CT della nazionale di pallavolo, ha collaborato all’espatrio degli sportivi dall’Afghanistan e racconta di aver ricevuto un messaggio, il 27 agosto, da una giocatrice della squadra della vittima, in cui esprimeva il suo terrore e rivelava che una sua compagna era stata “massacrata come un animale”. Berruto si è subito attivato per salvare la ragazza disperata, riuscendo a farla arrivare in Italia a settembre. Su Twitter Mauro scrive «Guardatela come se fosse vostra figlia: Mahjubin è stata decapitata, perché hazara e perché giocava a pallavolo senza hijab. Questo è oggi l’Afghanistan. Abbiamo persone lì che sono cadaveri ambulanti. Fermiamo questo genocidio con i corridoi umanitari o ne saremo responsabili».

Il presidente della Fipav, Giuseppe Manfredi, con l’appoggio di Giovanni Malagò, presidente del Coni, e della sottosegretaria allo sport, Valentina Vezzali, ha annunciato un minuto di silenzio su tutti i campi della pallavolo italiana in memoria di Hakimi, sabato 23 e domenica 24 ottobre.

  1. Fonte: https://www.dire.it/21-10-2021/679350-il-cronista-afgano-la-pallavolista-non-e-stata-uccisa-dai-talebani/
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